Giustizia senza scadenza: tre lezioni fondamentali dalla sentenza di una Corte di Appello
Un carabiniere infermiere muore durante un soccorso in ambulanza. Dopo decenni, una sentenza riafferma il valore del sacrificio e il dovere di riconoscerlo, oltre il tempo e la burocrazia.
1. Una ferita aperta dal 1987
Un giorno qualsiasi del 1987: la nebbia del tempo non aveva ancora avvolto quello che sarebbe diventato un paradosso burocratico durato quasi quarant'anni. L’Appuntato dei Carabinieri C.M., con la qualifica di infermiere professionale, sedeva in un’ambulanza militare insieme al collega autista. La loro non era una ronda ordinaria, ma una missione di soccorso critica: trasferire d’urgenza un collega verso un ospedale specializzato.
In un tratto di autostrada, avvolto dall'oscurità e con il manto stradale privo di segnaletica orizzontale e reso viscido da una scarsa pioggia precedentemente caduta, l’imprevisto: l’ago della fleboclisi del paziente si stacca. Un gesto tecnico minimale, ma vitale, che impone la sosta in corsia d'emergenza. Aiutato dal collega che sorreggeva il flacone della flebo, il C.M. si adoperava per il reinserimento dell’ago mentre un autoarticolato piombava sull’ambulanza travolgendo il mezzo e sbalzando C.M. sulla carreggiata dove veniva investito mortalmente.
Può il decorso dei decenni cancellare il riconoscimento di un simile sacrificio? Una sentenza della Corte di Appello risponde con una fermezza che trascende il dato numerico degli anni trascorsi, trasformando un caso di cronaca in un trattato sulla persistenza dello status e del dovere.
2. Il concetto di "Status": Perché il diritto non scade mai
Il primo grande scoglio affrontato dai giudici baresi riguarda un'aporia giuridica sollevata dal Ministero dell'Interno: la prescrizione. L’Amministrazione sosteneva che, essendo trascorsi oltre dieci anni dall’evento, il diritto al riconoscimento fosse estinto. La Corte ha invece ribadito una distinzione dogmatica fondamentale tra il diritto al beneficio economico (i ratei), soggetto a prescrizione, e la qualifica di Vittima del Dovere.
Il Ministero ha tentato invano di derubricare tale qualifica a mera "condizione di fatto". Al contrario, la sentenza stabilisce che ci troviamo di fronte a un vero e proprio status, un attributo della persona che, in quanto espressione di un "diritto di libertà" ancorato all’Art. 2 della Costituzione, non può evaporare con il semplice scorrere dei calendari. È un pilastro di civiltà giuridica: lo Stato non può "dimenticare" chi è caduto per servirlo.
"La questione se la categoria di 'vittima del dovere' costituisca uno status e sia come tale imprescrittibile è stata risolta nel senso dell'imprescrittibilità della pretesa, che discende ex se dalla riconosciuta natura di status della condizione di vittima del dovere [...] azione che non si estende ai benefici economici che in tale status trovano il loro presupposto" (Cass. n. 17440 del 2022).
3. Oltre l'ordinario: Quando il lavoro quotidiano diventa "Missione"
Un punto nevralgico della contesa ha riguardato il cosiddetto "quid pluris": cosa distingue un incidente sul lavoro da un evento che dà diritto allo status di vittima del dovere? Il Ministero dell'Interno ha cercato di equiparare l'operato di C.M. a quello di un normale "operatore del 118", suggerendo che il rischio stradale fosse insito nella sua mansione ordinaria.
La Corte di Appello ha respinto con forza questa visione, operando una distinzione netta tra il comma 563 (attività intrinsecamente pericolose) e il comma 564 (equiparazione per condizioni ambientali straordinarie). C.M. era impegnato in una "missione di qualunque natura" — termine che la giurisprudenza (Cass. S.U. n. 759/2017) interpreta come ogni compito autorizzato gerarchicamente — che è divenuta eccezionale a causa di alcuni fattori ambientali proibitivi:
- L'ora notturna e l'assenza totale di illuminazione.
- Le criticità infrastrutturali: la mancanza di segnaletica orizzontale.
- L'urgenza indifferibile dell'intervento sanitario in un contesto di estrema vulnerabilità.
Questa combinazione di elementi ha innalzato il rischio oltre la soglia dell'ordinarietà, trasformando un'attività di supporto sanitario in un atto di servizio prestato in particolari condizioni operative.
4. Il "prezzo" del ritardo: La lezione procedurale per l'Amministrazione
Questa sentenza non è solo una vittoria di merito, ma anche un monito severo sulla conduzione del contenzioso da parte della Pubblica Amministrazione. Il Ministero dell'Interno è infatti incorso in una grave negligenza procedurale: dichiarato contumace alla prima udienza del marzo 2021, ha tentato di costituirsi solo un anno dopo.
Nel rito del lavoro, la puntualità non è un vezzo formale ma un requisito di ammissibilità. Ai sensi dell’art. 416 c.p.c., la costituzione tardiva ha comportato la decadenza dalla possibilità di sollevare l'eccezione in senso stretto di prescrizione. Questo "corto circuito" difensivo dell'Avvocatura dello Stato sottolinea come la tutela dei diritti dei cittadini trovi spesso un baluardo invalicabile proprio nel rigore del codice di rito, impedendo alla burocrazia di utilizzare il tempo come arma contundente contro i propri servitori.
5. Un debito di gratitudine oltre il tempo
La conferma della sentenza di primo grado pone fine a un lungo inverno giudiziario per la moglie e i due figli di C.M. (che all'epoca del dramma avevano pochi anni). Il riconoscimento del loro congiunto come vittima del dovere equiparata non è un atto di generosità, ma l'adempimento di un obbligo di solidarietà nazionale.
L'Art. 38 della Costituzione, invocato dalla Corte, definisce la sicurezza sociale come un impegno che lo Stato assume verso chi accetta di operare laddove il rischio non è un'opzione, ma una necessità di servizio. In un'epoca segnata dalla fragilità delle memorie istituzionali, la storia dell'Appuntato C.M. e del suo collega ci ricorda che il merito non ha scadenza.
In un sistema spesso percepito come un labirinto di commi e rinvii, quanto valore siamo disposti a dare alla persistenza della memoria e del merito? La risposta della Corte è chiara: la giustizia può arrivare in ritardo, ma non può permettersi di dimenticare chi ha pagato il prezzo più alto.