Salta al contenuto principale
Digita una parola chiave, ad esempio, "causa di servizio"

Una nuova operazione Vespri Siciliani dell’esercito, oggi sarebbe ancora possibile?

Vespri Siciliani

Nuova Operazione Vespri Siciliani.

Data di pubblicazione
9 Ottobre 2017

600 Uomini tra finanzieri, carabinieri e poliziotti impegnati nel blitz contro il clan mafioso Rinzivillo. 700 Uomini tra finanzieri, carabinieri e poliziotti impegnati nel blitz anti camorra alle Vele di Scampia. Sono le principali operazioni delle forze dell’ordine contro le mafie svolte solo nell’ultima settimana, dove l’impegno di un alto numero di uomini in divisa è elemento che contribuisce a garantirne il successo. Poco tempo prima c’erano stati segnali d’allarme in provincia di Foggia, dove solo dopo l’ennesima strage mafiosa il ministro ha inviato 192 uomini, alcuni dei quali altamente specializzati. Ma alle forze dell’ordine della zona mancavano già quasi 200 unità. E così, solo dopo l’emergenza si è ritornati a pieno organico.

 

La lotta alle mafie necessita ancora oggi di un alto numero di unità operative come dimostra la cronaca e risulta ancora più incisiva dove lo Stato controlla meglio il territorio con i propri uomini. Sulla base di questi presupposti e per rispondere alla domanda di legalità e sicurezza, periodicamente viene auspicata da alcuni una nuova operazione Vespri Siciliani con largo impiego dell’Esercito Italiano. Ma può, nel 2017, essere ancora replicabile quell’esperienza?

Quando l’Esercito Italiano fu impiegato contro l’emergenza mafia in Sicilia attraverso l’Operazione VesprI Siciliani, migliaia di militari contribuirono a rendere più efficace l’attività di repressione e a riaffermare la presenza e l’autorità dello Stato. Grazie all’intervento dei militari si liberarono altrettante forze di Polizia destinate alla caccia di esponenti della malavita organizzata di tipo mafioso.

I risultati furono evidenti a tutti, non fosse altro che vennero catturati una serie di latitanti del calibro di Salvatore Riina, Salvatore Biondino, Raffaele Ganci, Benedetto Santapaola (1993), i fratelli Graviano (1994), Leoluca Bagarella (1995), Giuseppe Monticciolo, Giovanni Brusca, Giovanni Riina (1996), Pietro Aglieri e Gaspare Spatuzza (1997). Contemporaneamente nei cittadini crebbe la percezione di sentire più vicine le istituzioni.

Al termine di Vespri Siciliani, nel luglio 1988, si poté cogliere la reale portata dell’operazione analizzando l’elenco delle attività svolte:

Consuntivo vespri siciliani1

Rastrellamenti    21.512


Attività di pattugliamento    1.647


Posti di blocco stradali    39.014


Controlli agli automezzi    665.407


Persone identificate    813.439


Persone arrestate    1.225


Armi sequestrate    168


Kg. esplosivo sequestrati    3.113


Controlli di edifici    62.847


Ore di volo di controllo    2.966

 

Nel 1995 l’allora sindaco di Palermo, Leoluca Orlando, chiese la prosecuzione dell’operazione mettendo in rilievo i successi raggiunti. «Anche io all’inizio ero fortemente contrario alla presenza dell’esercito a Palermo in funzione antimafia – ricorda Orlando – ma l’esperienza vissuta prima da comune cittadino e poi da sindaco negli anni Novanta mi hanno portato a ricredermi».2

Successivamente il giudice Gian Carlo Caselli scrisse nel suo libro L’Eredità Scomoda: “Avere interrotto i Vespri siciliani secondo me è stato uno sbaglio. Un errore che potrebbe essere cancellato riprendendo con convinzione quell’operazione. Ma devo constatare che, tra quanti potrebbero deciderlo, nessuno più neppure ne fa cenno. Eppure quando i Vespri erano in auge, tutti erano lì a enumerarne i meriti, a stringere mani, a far cerimonie, ad assicurarne la continuazione. Un entusiasmo che, poco a poco si è, incomprensibilmente spento. Fino alla conclusione dell’operazione nella pressoché generale indifferenza di uomini e forze politiche. Questo per me è stato un sintomo, certo minore ma non secondario, che i tempi in materia di antimafia stavano cambiando.”3

Le attestazioni positive di quell’esperienza non sembrano mancare, ma le condizioni non paiono essere le stesse di allora quando il paese usciva da una serie di stragi che avevano colpito i simboli più rappresentativi dello Stato e della lotta alla mafia.  Quella stagione si è chiusa, il clima è cambiato, le istituzioni si sono avvicendate e pure la macchina militare ha cambiato pelle; la stessa mafia ha mostrato di modificare il proprio approccio, preferendo muoversi con minore clamore ma con inalterata efficacia criminale, più interessata al profitto che allo scontro. Un opinione autorevole in questo senso è quella del Generale Mario Buscemi, primo responsabile dell’operazione, che in un’intervista pur non recente spiega quanto Vespri Siciliani sarebbe difficilmente replicabile: «Erano altri tempi, innanzitutto perché avevamo a disposizione l’esercito di leva, e quindi c’era più personale, ma anche perché le condizioni in cui erano le forze armate erano migliori: oggi i tagli continui e l’impegno costante nelle missioni all’ estero stanno davvero mettendo a rischio la sopravvivenza dello strumento militare».4

  • 1. “Operazione Vespri Siciliani” – Ministero della Difesa
  • 2. “Quando l’esercito sbarcò in Sicilia” – Corriere della Sera, 30/10/2006
  • 3. “L’eredità scomoda: da Falcone ad Andreotti, sette anni a Palermo” – Feltrinelli 2001
  • 4. “Ma io che ho guidato i Vespri siciliani ora dico: è una missione solo simbolica” – La repubblica, 04/08/2008