Servizio e Previdenza Pubblica

Indennità integrativa speciale

Se sei titolare:

di una pensione pubblica ordinaria o privilegiata, civile o militare (anche di leva) diretta o di reversibilità, da data anteriore al 1° gennaio 1995 oppure di due pensioni pubbliche dirette o di reversibilità da data precedente il 1° gennaio 1995 e ritieni o soltanto ipotizzi che l’unico trattamento o uno dei due trattamenti pensionistici sia privo totalmente o parzialmente dell’indennità integrativa speciale, contattaci telefonando alla nostra sede di Tolentino (0733/968857) o compila il modulo riportato nella sezione di questo sito: “la tua storia”.


Troverai una risposta ai tuoi dubbi e le prospettive che la nostra esperienza può offrirTi e garantirTi.

 

Sappi che:

L’indennità integrativa speciale è un assegno accessorio di euro 715,84 (per l’anno 2011), che aumenta ogni anno e che viene corrisposto in misura intera e separata su ogni trattamento pensionistico della Pubblica Amministrazione, civile e militare, diretto, indiretto e di reversibilità, ordinario e privilegiato, avente decorrenza anteriore al 1° gennaio 1995.
Per cui, se dall’unica cedola pensionistica o da ogni cedola pensionistica che a gennaio di ogni anno Ti viene inviata dalla competente Amministrazione (Ministero dell’Economia e delle Finanze, INPDAP, IPOST e altre…) con specifica indicazione delle singole voci, non risulta il predetto importo o addirittura è omessa la voce relativa alla i.i.s., potresti vantare diritti economicamente rilevanti a partire dal quinquennio anteriore all’azione da promuoversi.


Contattaci. Sapremo dirti se, nel Tuo caso, gli importi percepiti sono giusti.

 

Sappi inoltre che:

Se sei titolare di pensione pubblica, ordinaria o privilegiata, diretta o di reversibilità anteriore al 1° gennaio 1995, l’indennità integrativa speciale Ti è stata sicuramente sospesa sul trattamento pensionistico durante la contestuale prestazione lavorativa alle dipendenze di terzi pubblici e privati (se non lo è stata, aspettati un provvedimento di recupero da parte dell’Amministrazione).
Se sei titolare di due pensioni pubbliche, dirette o di reversibilità, ovvero di una diretta e l’altra di reversibilità, entrambe da data anteriore al 1° gennaio 1995, hai sempre percepito e continui a percepire l’indennità integrativa speciale su una sola pensione.
Dal 1° gennaio 1995 l’indennità integrativa speciale è entrata a far parte della base pensionabile dei trattamenti economici retributivi diretti e di reversibilità e come tale, avendo perso natura e funzione di assegno accessorio, non viene più corrisposta con assegno separato ma conglobata nella pensione stessa. Fanno eccezione al conglobamento, le pensioni privilegiate tabellari dei militari di leva liquidate anche dopo il 1° gennaio 1995, perché risarcitorie e non retributive. Limitatamente ad esse, l’indennità integrativa speciale continua ad essere corrisposta con assegno separato dalla pensione e in misura intera, con i limiti della cumulabilità di cui sopra.

 

Contenzioso in materia d'indennità integrativa speciale

Alcune sentenze della Corte Costituzionale del 1989, 1992 e 1993, hanno dato vita a un notevole contenzioso dinanzi alla Corte dei Conti sulla legittima applicazione del divieto di cumulo dell’indennità integrativa speciale in entrambe le ipotesi normative previste dal legislatore (pensione e contestuale retribuzione e due pensioni pubbliche).
La giurisprudenza di merito è stata al riguardo gravemente oscillante ed incerta.
Dopo ulteriori interventi della Corte Costituzionale del 2000 la giurisprudenza si è attestata nel senso che:

  • è illegittima la sospensione dell’indennità integrativa speciale sulla pensione durante la contestuale prestazione lavorativa alle dipendenze di terzi (pubblici e privati) e spettano al richiedente gli assegni non percepiti nel quinquennio precedente la domanda amministrativa o il ricorso giurisdizionale;
  • in ipotesi di contestuale fruizione di più pensioni pubbliche anteriori al 1° gennaio 1995 l’i.i.s. spetta in misura intera su una pensione mentre sull’altra spetta ai soli fini dell’integrazione differenziale del trattamento al minimo INPS. Vale a dire che se la seconda pensione è superiore anche di un solo euro al minimo INPS non spetta alcun importo d’indennità integrativa speciale su tale pensione. Il diritto ad eventuali differenze non percepite dall’avente diritto è comunque limitato al quinquennio precedente la domanda o il ricorso.
  • se una delle due pensioni è successiva al 1° gennaio 1995, sulla pensione anteriore a detta data spetta l’i.i.s intera con assegno separato e su quella successiva rientra nella base pensionabile.

 

Sappi che:

Il nostro Studio è a Tua disposizione per il contenzioso in materia di cumulo dell’indennità integrativa speciale:

  • se non Ti è stata o non Ti viene corrisposta l’indennità integrativa speciale intera sulla pensione nel periodo della contestuale prestazione lavorativa alle dipendenze dello Stato, Amministrazioni Pubbliche, Enti Pubblici o terzi privati;
  • se, trovandoti nelle suddette condizioni, hai sempre riscosso l’i.i.s. in misura intera ma l’Amministrazione Ti ha intimato di restituire le somme riscosse;
  • se sei titolare di una pensione di reversibilità ordinaria anteriore al 01.01.1995 sulla quale non Ti è stata o non Ti viene corrisposta l’indennità integrativa speciale nel periodo della Tua contestuale prestazione lavorativa alle dipendenze di terzi (pubblici o privati);
  • se sei titolare di una pensione di reversibilità privilegiata tabellare (militare di leva) anche successiva al 01.01.1995 sulla quale non Ti viene corrisposta l’indennità integrativa speciale per le stesse ragioni.
  1.  

Indennità integrativa speciale su due pensioni anteriori al 01.01.1995 (L.724/94)

Le Sezioni Riunite della Corte dei Conti con sentenze 14/QM/03 e 02/QM/06 hanno affermato che nei confronti del titolare di due pensioni pubbliche anteriori al 01.01.1995 deve ancora essere applicato il divieto di cumulo della indennità integrativa speciale disposto dall’art. 99, secondo comma, del d.P.R. 1092/73, con il correttivo del minimo INPS introdotto dalla sentenza additiva della Corte dei Conti n. 494/93.
La maggioritaria giurisprudenza di merito della Corte dei Conti formatasi dal 2003 al 2006 in disaccordo con le predette decisioni di massima, ha dato vita a gravi contrasti di giudicato in ambito nazionale con conseguente illegittima sperequazione di identiche posizioni pensionistiche.
Basti pensare alla confliggente giurisprudenza delle tre Sezioni Centrali d’Appello rispetto a quella della Sezione Speciale d’Appello della Regione Sicilia che, al contrario della prima, non ha fatto distinzione tra indennità integrativa speciale su pensione e contestuale retribuzione e tra più pensioni, riconoscendo il diritto alla fruizione di detto emolumento su ogni trattamento economico ed in ogni ipotesi.
La Corte Costituzionale, intervenuta ancora una volta nel 2008 sulla legittimità dell’art. 99, secondo comma. del d.P.R. 1092/73 (divieto di cumulo dell’i.i.s. su più penisoni anteriori al 01.01.1995), ha restituito gli atti ai giudici rimettenti invitandoli a riesaminare le sollevate questioni alla luce della sopravvenuta L. 296/06 (Finanziaria 2007) che all’art. 1, comma 776, avrebbe “di fatto” eliminato ogni riferimento alle modalità di corresponsione di tale assegno.
Niente da fare.
Le Sezioni Riunite della Corte dei Conti con sentenza n. 01.QM.09 hanno confermato le precedenti proprie decisioni di massima, sostenendo che la predetta legge finanziaria non avrebbe apportato alcuna innovazione modificativa in materia con riferimento alle pensioni anteriori al 01.01.1995.

 

Sentenza della corte costituzionale n. 197 del 2010

Con sentenza n. 197/2010 la Corte Costituzionale, nel dichiarare inammissibili due deferimenti di costituzionalità sollevati dalla Corte dei Conti della Toscana e del Piemonte a seguito della ordinanza costituzionale n. 119/08 e della conseguente decisione di massima delle Sezioni Riunite della Corte dei Conti 01.QM.09, ha praticamente condiviso il più recente orientamento giurisprudenziale delle tre Sezioni Centrali d’Appello della Corte dei conti secondo il quale al titolare di due pensioni pubbliche anteriori al 01.01.1995 spetta l’indennità integrativa speciale in misura intera su una pensione, mentre sull’altra va garantito il solo minimo INPS.

 

Con il citato ultimo (sconcertante) intervento, la Consulta ha sostanzialmente affermato che:

  • l’art. 99, secondo comma, del T.U. 1092/73, applicabile alle sole pensioni anteriori al 01.01.1995, non è stato annullato dalla sentenza costituzionale n. 494/93 ma soltanto modificato nel suo testo normativo originario nella parte in cui, fermo restando il divieto di cumulo dell’indennità integrativa speciale su due pensioni, non veniva garantito il minimo INPS della seconda pensione;
  • a seguito dell’entrata in vigore dell’art. 15 della L. 724/94 (finanziaria 1995) e quindi dal 01.01.1995, da quando cioè l’indennità integrativa speciale è diventata elemento retributivo pensionabile assoggettato a contribuzione perdendo natura e funzione di assegno accessorio, non si è verificato alcun discrimine tra posizioni pensionistiche anteriori o successive alla predetta data perché il fluire del tempo giustifica il diverso trattamento pensionistico con indennità separata o conglobata nella pensione;
  • la posizione del titolare di pensione che presta opera retribuita alle dipendenze di terzi pubblici o privati va distinta da quella del titolare di due pensioni. Nel primo caso è illegittima la sospensione dell’indennità integrativa speciale sulla pensione (ordinaria o privilegiata, diretta o di reversibilità) durante la contestuale prestazione lavorativa alle dipendenze di terzi (pubblici o privati) senza la previsione legislativa di un concorrente tetto retributivo minimo al di sopra del quale possa considerarsi legittima la sospensione dell’emolumento (sent. 566/89 e 204/92). Nel secondo caso, invece, essendo stato costituzionalmente garantito il minimo INPS su uno dei due trattamenti con sent. 494/93, non verrebbe leso alcun diritto nei confronti del titolare di due pensioni.

A questo punto, considerate le motivazioni dell’ordinanza n. 119/08 e quanto dalla stessa Corte Costituzionale affermato in tutte le precedenti sue pronunce in materia (438/98, 516/00, 517/00, 89/05), resta da chiedersi quali siano stati i motivi che abbiano indotto la Consulta, dopo ben diciassette anni dalla sentenza 494/93, ad emettere una decisione palesemente contraria ai principi fondamentali da essa sempre ribaditi, quando in tutti questi anni avrebbe potuto, con una pronuncia analoga a quella odierna, evitare ingiusti contrasti giurisprudenziali e conseguenti illegittime sperequazioni.

 

Noi, un’opinione ce la siamo fatta.

  • Fino a quando la giurisprudenza di merito dei giudici della Corte dei Conti è stata oscillante e incerta, la Corte Costituzionale, assumendo un atteggiamento assolutamente esortativo ed affermando di non poter interpretare le proprie sentenze e tra queste la n. 494/93 (anche se poco chiara e sicuramente contrastante con quelle del 2000), ha sempre invitato i giudici deferenti a meglio motivare il proprio dissenso rispetto alla maggioritaria giurisprudenza favorevole al cumulo intero dell’indennità integrativa speciale anche su più pensioni e ad esaminare, prima di ulteriori deferimenti, non la sola originaria disposizione di legge, di per sé non incostituzionale (art. 99, secondo comma, del T.U. 1092/73), ma tutta la normativa, anche quella sopravvenuta (art. 1, comma 776, della L. 296/06 che con l’abrogazione dell’art. 15, comma quinto, della L. 724/94, avrebbe “di fatto” eliminato ogni riferimento alla disposizione stessa - ordinanza n. 119/2008).
  • Quando la giurisprudenza di merito delle tre Sezioni Centrali d’Appello si è conformata all’ultima decisione di massima delle Sezioni Riunite della Corte dei Conti n, 01/QM/09 secondo la quale nei confronti dei titolari di due pensioni anteriori al 01.01.1995 nulla sarebbe stato innovato neanche dalla L. 296/06, la Corte Costituzionale volendo definitivamente dirimere ogni ulteriore possibile contrasto giurisdizionale, ha considerato legittimo l’orientamento interpretativo delle Sezioni Riunite che ha elevato a dignità di  “diritto vivente”.

Non è da escludere, come da taluni ipotizzato, che le ragioni di tale ripensamento vadano anche addebitate al particolare momento storico di crisi economica dello Stato e al chiasso mediatico fatto, nelle more della pubblicazione della decisione stessa, e senza alcun valido motivo, da una nota Associazione di categoria con l’evidente censurabile scopo di farsi pubblicità.

 

Le aspettative dei pensionati

Quali sono le attuali aspettative di chi ha proposto ricorso alla Corte dei Conti per beneficiare dell’indennità integrativa speciale su due pensioni ed è ancora in attesa della relativa decisione?
Visto l’ultimo interevento della Corte Costituzionale, la giurisprudenza non sarà più favorevole al riconoscimento del diritto.
Cosa deve aspettarsi chi ha ottenuto in primo grado una sentenza favorevole a seguito della quale gli è stato regolarizzato anche il secondo trattamento pensionistico con indennità integrativa speciale in misura intera?
La sentenza favorevole di primo grado regolarmente appellata dall’Amministrazione, se non lo è già stata verrà annullata in appello con conseguente soppressione dell’assegno ed inevitabile azione di recupero da parte dell’Amministrazione di quanto pagato in esecuzione della sentenza di primo grado.
Stando così le cose, non riteniamo utile proporre appello contro eventuali sentenze delle Sezioni Regionali della Corte dei Conti ancora impugnabili, che abbiano negato e che neghino l’invocato diritto.   
Se la sentenza di primo grado non è stata appellata ed ha acquistato autorità di giudicato, oppure se è stata appellata ma l’appello dell’amministrazione è stato o sarà respinto per qualsiasi motivo, il pensionato continuerà a percepire l’indennità integrativa speciale in misura intera anche sul secondo trattamento pensionistico. 

 

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